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Il rito della “messa a riposo delle uve” è ufficialmente candidato heritage patrimonio UNESCO

I nostri fruttai, il tempo e una storia che continua


Marzo 2026, il 19 ha portato una grande notizia: il “nostro” rito della “Messa a riposo” è in candidatura per essere riconosciuto heritage UNESCO immateriale.

Questa è la nostra incredibile storia della “messa a riposo”.


Ci sono giorni infiniti, che sembrano infiniti, che trascorro nei fruttai, da sola.

Dopo i giorni concitati e rumorosi della vendemmia, arrivano i giorni dei conteggi e del silenzio.

Non succede nulla, apparentemente. Eppure succede tutto.


L’aria passa lenta tra le cassette, porta con sé l’odore dell’uva che cambia, che si concentra, che diventa altro. È un profumo che conosco da sempre. È casa.

Mentre a mano conto e ricontro le cassette di legno e stimo il loro peso, controllo la sanità degli acini, verifico l’andamento dell’appassimento delle Nostre 5 diverse varietà ampelografiche, attendo 100 giorni.


Quando ho letto della candidatura della Valpolicella a Patrimonio Immateriale UNESCO per il rito dell’appassimento, ho pensato subito a questo silenzio.

A questo tempo sospeso che, per noi, non è mai stato straordinario. È sempre stato semplicemente… la vita.


Una storia che parte da lontano


I nostri fruttai sono stati costruiti per essere belli e funzionali, più di 250 anni fa, come opifici per allevare i bachi da seta che mangiando le foglie dei gelsi crescevano nei loro bozzoli di bava di seta.

La seta ai tempi della Repubblica di Venezia proveniva dalla Valpolicella e da Firenze.

Giambattista Tiepolo, nei palazzi Veneziani, dipingeva affreschi meravigliosi che ritraevano la campagna veneta con le teste capitozzate dei gelsi utili per l’allevamento dei bachi che lavoravano nelle stanze areate che oggi noi chiamiamo fruttai.



Due strutture naturali, tra le prime nove esistenti in Valpolicella.

Niente tecnologia, niente forzature. Solo aria, altezze giuste, aperture pensate per far passare il vento e oggi da 100 anni accompagnare l’uva nel suo percorso.


Qui dentro sono passate generazioni.

Qui dentro si è deciso il destino di ogni vendemmia.

E ancora oggi, ogni anno, si ricomincia da capo. Con lo stesso rispetto. Con la stessa incertezza.


Quando la tradizione incontra lo sguardo degli altri

Negli ultimi mesi abbiamo accolto antropologi e studiosi venuti a osservare, studiare, capire.

È stato un profondo orgoglio per noi guardarli muoversi nei nostri spazi, prendere appunti su gesti che per noi sono naturali.

Ascoltarli fare domande su dettagli che con grande precisione siamo stati fieri di spiegare nel

dettaglio.


Abbiamo bene chiaro che una tradizione centenaria che per noi è quotidiana, per il resto del mondo vorremmo ci fosse riconosciuto come patrimonio, heritage, memoria dell’umanità.


Aprire i nostri fruttai non è stato un atto formale.

È stato un modo per dire: questa storia non è solo nostra, ma passa anche da qui.



Il valore delle cose lente

L’appassimento non si controlla davvero.

Si accompagna.

È una lezione che vale anche fuori dal vino.

Non tutto si può accelerare, non tutto si può ottimizzare.

Ci sono processi che richiedono fiducia.

Tempo.

E una certa capacità di aspettare senza intervenire troppo.

Forse è anche per questo che questo rito ha ancora senso oggi.


Tiepolo “Pulcinella” Ca’Rezzonico


Uno sguardo avanti, senza dimenticare da dove veniamo


Se questa candidatura andrà a buon fine, nel

2027 sarà un riconoscimento importante.

Ma la verità è che, per noi, non cambierà il modo di lavorare.

Domani entreremo comunque nei fruttai.

Controlleremo le uve.

Apriremo o chiuderemo una finestra.

Ascolteremo l’aria e controlleremo la luce e le ore in cui rimane sempre calando perché è autunno.

Faremo quello che abbiamo sempre fatto.


Con la consapevolezza, forse un po’ più forte, che questi gesti semplici fanno parte di qualcosa di più grande.


E, in fondo, è bello così.


Ho sempre in mente una bellissima canzone che tutti conosciamo, ora scriverò la sua strofa più bella sul muro del nostro fruttaio: “The answer is blowing in the wind”.



 
 
 

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