top of page

La mano che evolve: dalla vigna alla chirurgia, una riflessione sul nostro futuro

31 minuti fa
Tempo di lettura: 2 min

Diario di Ilaria — Verona, ottobre 2026


Incontri che sembrano lontani dal nostro lavoro e che, invece, ci riportano alla sua essenza: il dottor Massimo Corain è un amico di lunghissimo corso, dai tempi del liceo, ma oggi è Primario professore e Direttore U.O.C. di Chirurgia della Mano e Microchirurgia a Verona.


Grazie a questa sincera amicizia e’ nata l’opportunità Per me di partecipare al 64° Congresso Nazionale della Società Italiana di Chirurgia della Mano, ospitato dal 15 al 17 ottobre al Palazzo della Gran Guardia di Verona.

Il titolo del congresso, “Chirurgia della mano e microchirurgia: la mano che evolve”, ha toccato una riflessione che a Tenuta Santa Maria Valverde accompagna quotidianamente le nostre giornate: quale valore avrà il lavoro delle mani nell’agricoltura di domani? Un umanoide potrà, un giorno, sostituirlo?


Le mani conoscono la vigna: la raccolta “a mano”


In vigna si osserva ogni giorno quanto sapere sia racchiuso in un gesto.

Nella potatura, nella scelta di un grappolo, nella delicatezza con cui adagiamo le uve destinate all’appassimento.

La mano lavora insieme all’esperienza: avverte una consistenza, accompagna una scelta, adatta la pressione.

E mentre compie un’azione, raccoglie informazioni che aiutano a decidere quella successiva.

Anche in cantina la manualità è parte della nostra conoscenza: gesti ripetuti negli anni, corretti dall’osservazione, trasmessi attraverso il lavoro condiviso.

È un patrimonio che vive nelle persone e che ogni vendemmia mette nuovamente alla prova.


Quante migliaia di volte ho ricevuto la famosissima domanda: la raccolta è a mano?


Si, la mano per noi è tutto, senza le mani l’amarone non potrà mai esistere.


La mano raccoglie il grappolo dalla pianta e lo depone con cura maniacale nella cassetta di legno con una gestualità quasi la definerei “materna”.


Un umanoide potrà raccogliere questa eredità?


La tecnologia ci invita a porci domande concrete. Quanto potrà aiutarci nei lavori più faticosi?

Quali gesti riuscirà a riprodurre? E come cambierà il ruolo di chi coltiva e vinifica?

Non ho una risposta definitiva. Credo però che, per immaginare il futuro, dobbiamo prima riconoscere tutto ciò che affidiamo oggi alle nostre mani: precisione, sensibilità, capacità di affrontare un imprevisto e responsabilità della scelta.

Mi interessa un’innovazione capace di alleggerire la fatica e dare più spazio alla cura. Per questo sento il bisogno di comprendere ciò che arriva, mantenendo viva la conoscenza artigianale che dà identità ai nostri vini.


Portare la Valpolicella davanti al mondo


Partecipare a questo congresso è stato significativo anche per un’altra ragione: abbiamo avuto l’opportunità di rappresentare la territorialità veronese davanti a un parterre di medici internazionali.

Ho sentito l’orgoglio e la responsabilità di raccontare, attraverso i nostri vini, un luogo fatto di colline, famiglie, paesaggi e lavoro quotidiano. Verona accoglie il mondo anche così: offrendo un incontro con chi il territorio lo coltiva e lo custodisce.

Le professioni del medico e della vignaiola hanno finalità e responsabilità profondamente diverse. In questa occasione, però, ho riconosciuto un tema che mi riguarda da vicino: il rapporto tra conoscenza, sensibilità e gesto.


Sono tornata in vigna con una domanda ancora più viva sul futuro della manualità. E con il desiderio di continuare a raccontare quanta esperienza, quanta attenzione e quante mani ci siano dentro ogni nostra bottiglia.

Ilaria


Tenuta Santa Maria Valverde





 
 
 

Commenti


bottom of page