• ilarianidini

La vendemmia, 1880-1890 Francesco Gioli, Palazzo Pitti Firenze

“L'afa era ancora pesante, il cielo velato di vapori.

La pioggia doveva essere assai lontana, e si cominciò la vendemmia.

Nelle vigne popolate di vespe e di calabroni i grappoli appena punti si disfacevano.

Un odore denso era dappertutto.

Le donne si sparsero pel campo con le loro ceste sul capo, e si adagiavano sotto le viti”.


Tanto leggendo i versi di Corrado Alvaro (Opere. Romanzi brevi e racconti, Classici Bompiani), quanto ammirando il dipinto di Francesco Gioli sembra di sentire gli odori e i suoni della magica atmosfera della vendemmia. Il vigneto si popola di uomini, donne e bambini ed è una grande festa per tutte le persone che vi partecipano, un rito che si ripete all’inizio di ogni autunno.


Attraverso un naturalismo soave e bucolico, Gioli raffigura una scena agreste, dove le donne sono sparse nel vigneto, con le loro ceste sul capo, colme di grappoli d’uva.

Per queste giovani il duro lavoro nei campi si accorda all’essere madre. E nel dipinto subito ci colpisce il gesto di un bambino che si aggrappa alla gonna della mamma per attirare la sua attenzione!


Francesco Gioli, primogenito di una famiglia benestante della provincia pisana, è allievo di Giovanni Fattori che avvia alla pittura di paesaggio. Nel 1875, Gioli è uno dei primi toscani a recarsi a Parigi, curioso com'era di conoscere le novità della pittura francese.


Dopo quel soggiorno l'artista adotta una stesura pittorica a brevi tocchi di colore, densi e sovrapposti fino ad ottenere la giusta intonazione. In queste opere la luce assume un significato poetico e simbolico che travalica i confini della mera rappresentazione realista.


Francesco Gioli, La vendemmia, 1880-1890, Palazzo Pitti, Galleria d’Arte Moderna, Firenze


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